AyBoll

domenica 12 luglio 2015

I paradisi fiscali (Tax Heaven): per il lavoratore dipendente un titolo da notiziario, per vip e multinazionali la "salvezza".

"Tax Heaven" - Paradiso fiscale.....

Una espressione ben nota.
Si parla di Stati il cui ordinamento tributario non prevede alcuna imposta sul reddito o le cui imposte sul reddito comportano aliquote particolarmente basse. Stati i cui ordinamenti consentono agevolazioni o esenzioni per determinate categorie di redditi favorendo gli investimenti da parte di soggetti non residenti.

Abbiamo già parlato della tassazione cui sono sottoposti i lavoratori dipendenti in Italia. Abnorme, iniqua. Una cosa cui il lavoratore dipendente non può sottrarsi. Anche volendo, non ne ha i mezzi. E lo stesso Stato che richiede sforzi del genere al contribuente, non gli consente il recupero fiscale nemmeno più sull'assicurazione RCA auto oppure si arroga il diritto di rateizzare in 10 anni il recupero fiscale su un box auto che non è stato pagato in 10 anni ma è stato pagato subito.

A fronte di situazioni del genere, è normale che in Italia per convenzione venga considerato paradiso fiscale il paese nel quale la tassazione sia in media inferiore almeno del 30% (!!!) a quella nazionale.

Ma quali sono i paradisi fiscali?
Il Ministero delle Finanze lo rende noto pubblicamente con decreto ministeriale, una sorta di black list dato che con l'andare del tempo sono state adottate specifiche norme antielusione per scoraggiare il trasferimento di redditi nei regimi fiscali da parte dei soggetti d'imposta.

Nel 1999 il decreto ministeriale individuava 59 stati e territori:

Aldemery (Aurigny)
Andorra
Anguilla (isole Leeward)
Antigua
Antille Olandesi
Aruba
Bahamas
Bahrein
Barbados
Belize
Bermuda
Brunei
Cipro
Costa Rica
Rep. Dominicana
Ecuador
Emirati Arabi Uniti
Filippine
Gibilterra
Gibuti
Grenada
Guernsey
Hong Kong
Isole Cayman
Isole Cook
Isola di Man
Isole Marshall
Isole Vergini Britanniche
Jersey
Libano
Liberia
Liechtenstein
Macao
Malaysia
Maldive
Malta
Maurizio
Montserrat
Nauru
Niue
Oman
Panama
Polinesia Francese
Monaco
San Marino
Sark
Seychelles
Singapore
Saint Kitts e Nevis,
Saint Lucia
Saint Vincent e Grenadine
Samoa
Svizzera
Taiwan
Tonga
Turks e Caicos
Tuvalu
Uruguay
Vanuatu

Naturalmente non sono stati rari gli scandali fiscali, scoppiati con inchieste che hanno rivelato nomi e cognomi italiani e non solo che hanno eluso il fisco trasferendo capitali all'estero. Isole Cayman, Isole Cook, Svizzera, Lussemburgo, Andorra.....ci sono stati svariati casi che hanno fatto molto rumore. Come conseguenza, l'Unione Europea e l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), favorendo accordi internazionali si sono mobilitati per contrastare un sistema che a loro dire contribuisce alla crescita delle mafie e della criminalità organizzata ma sul quale hanno lavorato con profitto anche tante aziende che hanno svolto attività totalmente legali.
Le contro-conseguenze potranno essere il trasferimento delle attività produttive o delle singole persone fisiche nei paesi con imposte basse....sta già succedendo e molte aziende italiane hanno fatto investimenti all'estero decentrando le proprie basi produttive.
Per cui quello di ridurre l'eccessiva pressione fiscale è un dovere che ogni Stato dovrebbe sentirsi di compiere. Non per salvaguardare VIP e criminalità, ma per assicurare una vera crescita interna e un avvenire ai propri contribuenti.

martedì 7 luglio 2015

Il rinnovo del contratto dei metalmeccanici per il 2016.

Come è noto, alla fine di quest'anno scade il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro per i Metalmeccanici, che interessa circa 1.600.000 lavoratori.

Il contratto dei Metalmeccanici resta sempre un annosa questione. Che ultimamente si è inasprita anche per l'assenza al tavolo delle trattative da parte della FIOM (il maggiore sindacato di categoria)nella fase di contrattazione dell'ultimo rinnovo, in vigore dal gennaio 2013 ma senza la FIOM tra i firmatari.

E' auspicabile che per questo rinnovo, i cui lavori inizieranno verosimilmente a Settembre di quest'anno, la FIOM sia presente. Perché la sua assenza è un paradosso troppo grande.
Landini, il segretario nazionale FIOM, dovrà utilizzare tutta la sua capacità di dialogo e di mettere una pietra sopra al passato per raggiungere questo risultato.

Per quanto riguarda il nuovo contratto, si parla della possibilità di "agganciare" gli incrementi salariali al PIL (che in Italia è dato in crescita) piuttosto che al discorso inflazione.
Questa può davvero essere una buona proposta.

Certo, comunque vada sarebbe importante un rinnovo salariale che venga "percepito" dai lavoratori. Se l'aumento complessivo fosse modesto, prendiamo come riferimento i 130 euro lordi per il 5o livello nell'ultimo rinnovo (è certo che nel congelare la cifra di riferimento, il livello ideale dovrebbe essere il 4o....perché non lo è? un mistero non troppo grosso....), allora tale aumento dovrebbe perlomeno essere erogato da subito in unica soluzione e non spalmato in tre anni.

Qualora fosse più sostanzioso, perlomeno 200 euro lordi per fare uno speranzoso esempio, allora sarebbe giustificata una rateizzazione che però non mortificherebbe il lavoratore con un aumento impercettibile.

Insomma, ci sono tanti motivi d'interesse e l'augurio è che si possa sfruttare il momento congiunturale non negativo e il rientro in campo della FIOM a recitare una parte di prim'ordine.

Seguiranno aggiornamenti.

sabato 4 luglio 2015

La Grecia del referendum e questa Europa non dei Popoli ma contro i Popoli.

Domani c'è il referendum greco: per scegliere se restare nel sistema-Europa con la sua politica di austerità richiesta in particolare a partner evidentemente considerati di "serie B", oppure per scegliere di non rinunciare alla propria sovranità uscendo dal sistema.

Detta così, la scelta potrebbe sembrare ovvia: no. Ma naturalmente così non sarà, indipendentemente da quello che sarà l'esito si tratterà di un no in tanti casi doloroso.

Perché doloroso?

Noi crediamo soprattutto per il rammarico di dire no oggi ad un qualcosa cui ieri si credeva.

Un qualcosa che oggi non esiste.
Perchè le solite politiche fatte di giochi di potere, i soliti scenari di forte che cerca di assoggettare il più debole, di chi usa il proprio strapotere per terrorizzare chi non ha i mezzi per essere alla pari, di chi ha concepito la cosa solo ed unicamente per salvaguardare il sistema bancario e le multinazionali....tutte cose che messe insieme hanno demolito la credibilità di un progetto di Europa dei Popoli, di un Europa che garantisce maggiore benessere per tutti, di una Europa con una ricchezza distribuita più equamente e di una Europa che si pone verso gli Stati Uniti non diciamo alla pari ma quantomeno con una maggiore autonomia e fierezza....cose, queste, cui il sistema-Europa dovrebbe ambire.

Tutte cose che sono state demolite dall'evidenza dei fatti. La realtà immutabile è che anche quando si parla degli Stati membri, ognuno fa i propri egoistici interessi. I forti cercano di consolidare la propria posizione, i deboli vengono messi in un angolo e tacciati di irresponsabilità e di paese del Bengodi. Quelli che stanno in mezzo non lesinano di esercitare un placido opportunismo e un senso dell'opportunità che li spinge a schierarsi dalla parte dei forti per poter ottenere il vantaggino (personale) al momento opportuno.

Se questo grossomodo è il terreno sul quale si sta camminando, crediamo che non sia questa l'Europa in cui i Popoli vogliono stare.

Perché se esiste un governo legittimamente eletto da un popolo che non intenda tagliare le spese per la sanità, per stipendi e pensioni, per scuole e che vuole costruire il suo welfare, questo governo non deve sentirsi costretto a non fare queste politiche perché è pressato dai diktat di un'Europa che sta sempre a batter cassa.

Perché non è ammissibile che, di fronte all'emergenza sbarchi, ci sia una totale latitanza delle istituzioni europee a questo riguardo.

Perché non è ammissibile che qualche mister 10 lauree che è il portavoce di interessi delle multinazionali alimentari dica che il formaggio bisogna farlo dal latte in polvere: questa sarebbe la morte dei prodotti tipici che in Italia (e non solo) ci rendono fieri e che ci deliziano il palato. Questa è una concezione del cibo su scala esclusivamente industriale che fa semplicemente inorridire.

Perché non è ammissibile che, se in Italia non esiste più il servizio militare obbligatorio, un domani i nostri figli debbano essere costretti ad indossare una divisa di un esercito europeo e finiscano chissà dove a combattere le solite sporche guerre.

Perché non è ammissibile che i contratti nazionali di lavoro italiani, oggi magari vituperati ma per i quali in passato tanta gente ha combattuto tante battaglie ottenendo qualche buon diritto per i lavoratori, vengano sostituiti un domani da contratti globali europei dove i salari verranno inevitabilmente corretti al ribasso.

Perché, teniamo sempre ben in mente questo, se esiste un debito questo debito non è stato contratto dagli operai greci o italiani o spagnoli o irlandesi.
I lavoratori non devono soldi a nessuno.
I debiti li hanno creati i governi.
Allora, se questi stessi governi tengono tanto a restare nel sistema-Europa, che siano loro stessi a farsi carico di questi debiti.
Che adottino misure volte a eliminare i loro vitalizi invece che a ridurre stipendi e pensioni e aumentare le tasse ai contribuenti.
Che non siano disposti a chiedere ai Popoli sacrifici che loro stessi non sono disposti a fare.


Crediamo che il governo greco abbia dato oggi prova di coraggio, maturità e concezione di ideale democratico.
Per essersi opposto ai diktat provenienti da Bruxelles e per avere coinvolto tutto il popolo promuovendo un referendum così importante.
Il messaggio, bellissimo, è: "decidiamo tutti insieme".
Bellissimo perché è così che un popolo si sente importante e ha voglia di rimboccarsi le maniche, comunque vada.

Domani in Grecia si vota: che vinca il si o che vinca il no tutti dovremmo tifare il bene della Grecia e qualcuno dovrebbe trarne un insegnamento.
Qualcuno dovrebbe smettere di ragionare sempre e solo secondo la logica del denaro e degli interessi personali.
Perché una Europa così, divisa in ricchi, galoppini e pezzenti, la vogliono solo loro.
Non noi.