LETTERA APERTA DI UN DIPENDENTE DIMISSIONARIO: "me ne vado perchè....."
Pubblichiamo una ipotetica lettera, ma circostanziata, frutto di una serie di motivi di insoddisfazione che sono propri del dipendente che non accetta la spersonalizzazione.
L'azienda è una ipotetica XXX.
[...]
- Me ne vado, come prima ragione, perché le mie aspettative professionali sono state completamente disattese. Non ho fatto un solo corso di mio interesse in 10 anni. Non uno solo. Questo nonostante io non abbia mancato di segnalare di persona queste aspettative, ricevendo nulla altro che vaghe rassicurazioni.
Non ho mai avuto un’adeguata formazione in funzione delle stesse cose che mi vengono richieste.
Devo fare bene le procedure di prove di pressione. Va bene. Ma non ho praticamente mai visto fare un test.
Un bel giorno devo iniziare a fare le mappe della saldatura. Va bene. Ma nessuno mi dice come vanno fatte in modo corretto, il modo me lo invento io di sana pianta e sinceramente sono fiero di ciò che ho fatto da solo con la mia ignoranza.
Devo partecipare ai meeting. Va bene. Ma sfortunatamente l’inglese non ho avuto l’opportunità di studiarlo né alle scuole medie né alle scuole superiori. Il poco che so, lo so per mio conto. Mi arrangio, certo. Ma sono mai stato messo nella condizione di migliorare, dato che ai meeting devo partecipare?
- Me ne vado perché le cose sono a mio avviso ormai degenerate al punto che si pensa di fare le cose solamente avendo le spalle coperte da un ordine superiore o addirittura un input ricevuto da un pari collega.
Per fortuna ci sono anche tante persone che accettano al 100% almeno le proprie responsabilità e qualche cosa in più, se così non fosse l’XXX non potrebbe andare avanti.
Il punto è proprio questo: i pochi si dannano l’anima non solo per il loro lavoro, ma anche per tappare i buchi e gli scompensi che vengono inevitabilmente creati.
A chi viene chiesto conto di tutto? Sempre ai pochi…..gli altri vengono lasciati stare.
- Me ne vado perché le commesse sulle quali si deve lavorare sono promosse considerando solo gli aspetti commerciali e non le difficoltà tecniche che insorgono per fare quanto richiesto. Le commesse sono spesso zeppe di dati incompleti o vistosamente sbagliati, comprese quelle composte da 1 solo item. L’errore (non patologico) ci può sempre stare ed è giustificabile, ma quando viene chiesto conto alle persone responsabili di errori patologici, l’atteggiamento è sempre quello bambinesco che consiste nel fare gli offesi e i risentiti nel patetico tentativo di passare dal torto lavorativo alla ragione morale.
- Me ne vado perché in XXX c’è chi ha creato (e consolidato negli anni) un sistema di totale asservimento alla sua persona, sistema nei confronti del quale io sono ben fiero non solo di esserne sempre stato estraneo, ma anche di averlo contestato violentemente in più di un’occasione.
Un sistema che ha spinto le persone sottoposte ad essere delle cieche -in certi casi quasi fanatiche- esecutrici di una volontà “superiore”. Che ha creato persone che lavorano non secondo una propria coscienza ma secondo una coscienza “superiore” altrui. Che ha creato, invece che dei buoni impiegati, dei cortigiani, dei lacchè e delle infioratrici.
Un sistema che ha messo i colleghi gli uni contro gli altri, facendo perdere loro il rispetto per se stessi e spingendo alle dimissioni le persone valide che non si sono piegate all’arroganza e ai toni intimidatori.
Un sistema che ha messo in piedi una sorta di aula di tribunale munita di accusa, testimoni dell’accusa e difesa (ma senza mai testimoni della difesa). Con un modo di caricare i toni, fosse la persona esente o non esente da colpe, paragonabile a quello della Santa Inquisizione medioevale.
Un sistema che ha avuto la sola vera finalità di preservare il proprio ufficio (la propria persona) da ogni genere di critica, di godere di perpetua immunità e di vantaggi personali.
Ritengo che queste siano cose che con il bene dell’XXX vadano del tutto in disaccordo.
- Me ne vado perché lavoro in un posto dove se il mio pc ha dei problemi, restano affari miei. Dove aspetto 6 mesi per avere un mouse in sostituzione. Dove sono completamente privo di assistenza informatica. Dove si viene avvisati via e-mail che la connessione internet non sarà disponibile dalle 13.00 alle 13.30 di tale giorno, poi per 2 giorni lavorativi consecutivi la connessione non è disponibile senza che sia stata spesa una parola perlomeno per avvisare preventivamente.
- Me ne vado perché lavoro in un ufficio dove viene negato ciò che a componenti di altri uffici o a persone “raccomandate” viene tranquillamente concesso. E’ veramente difficile essere indifferenti al fatto di ottenere con fatica e discussioni un permesso pomeridiano di 3 ore necessario per cause di forza maggiore e poi vedere che, proprio sotto il tuo naso e senza fatica né discussioni, altri staccano permessi di una settimana o più per andare a farsi gli affari loro.
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