AyBoll

martedì 2 giugno 2015

L'ingiustizia della pressione fiscale / tributaria verso il contribuente italiano.

E' una realtà che ognuno di noi ha sotto gli occhi. Ogni giorno, ogni mese, ogni anno.
La quota del reddito prelevato dallo Stato e dagli enti locali territoriali allo scopo di finanziare la spesa pubblica è altissima verso ogni contribuente.
Parliamo, ogni mese, di un 33-36% di uno stipendio di un lavoratore statale -ma soprattutto di un dipendente privato- che rientra indietro allo Stato.
Operazione questa che ha le forme di una enorme ingiustizia sociale, perpetrata ai danni dei figli legittimi dello Stato.

Si tratta anche di un clamoroso autogol commesso dallo Stato nei suoi confronti. Perché non servono le eccellenze economiste del mondo per capire che la crescita della pressione tributaria attraverso l'incremento delle aliquote ha dei limiti connessi agli effetti disincentivanti sull'attività economica e aumenta i tentativi di evasione, specialmente da parte di chi ha agio a muoversi in questo campo (e non sono certamente i lavoratori dipendenti).

Il primo enorme paradosso è questo: il rilancio dei consumi, possibile solo se il lavoratore non è oppresso in maniera tale da dover dimenticare un minimo di benessere personale, consentirebbe allo Stato di recuperare l'IVA da ogni acquisto. In altre parole, diminuendo la pressione fiscale lo Stato non perderebbe comunque i soldi. Anzi. Ci sarebbe solo più benessere, più lavoro e più soldi per tutti.

L'altro enorme paradosso è creato dai destinatari dell'ingiustizia sociale perpetrata.
Perché costoro non sono quelli che si muovono nel mondo del lavoro a colpi di intrallazzi, corruzione e evasione fiscale.
No.
I destinatari sono proprio le persone che vivono o cercano di vivere nella legalità. Quelli che sono sempre in pena per i conti da pagare. Quelli che antepongono il saldare un debito al comprarsi la televisione nuova. Quelli che prendono sul serio la scadenza di una bolletta. Quelli che pagano prontamente le imposte comunali. Quelli che si fanno fare la fattura dall'idraulico o dal meccanico, e quindi pagano l'IVA. Quelli che hanno una coscienza civica che non permette loro di vivere diversamente. Quelli che, in poche parole, finora hanno permesso che tutto il sistema non andasse al collasso e che lo stato ringrazierà facendoli lavorare fino a quando avranno una lunga barba bianca e magari qualche rotella fuori posto.
Pagandogli una miseria di pensione per gli anni che restano loro.

Come tollerare tutto questo, vedendo poi che con un paio di gettoni di presenze in Parlamento c'è chi si è costruito dei vitalizi e chi ha fatto una legislatura è diventato milionario?

Pensione da governatore regionale, pensione da parlamentare, vitalizio. Questo è il "trio" che accompagna costantemente gli "eletti".

Quale stato democratico può avallare l'esercizio di un apparato antisociale del genere dove vengono richiesti al popolo dei sacrifici che i governanti non sono neanche lontanamente disposti a fare?
Quante altre persone messe in ginocchio e quanti altri suicidi di disperazione dovremo tollerare prima di avere un governo del Popolo, per il Popolo e al servizio del Popolo?

Il Popolo Italiano deve dire basta. Deve ribellarsi. Deve dare vita ad un grande movimento popolare che con la forza delle idee e con una vera volontà di giustizia sociale possa legittimamante esautorare tutti i dinosauri della politica e i manager che hanno aperto voragini di debiti per curare i loro interessi personali.

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