Non esiste ricetta universale e credo si possa dire dire qualcosa di utile su questo argomento soprattutto basandosi su una propria esperienza positiva.
Però trovo ci siano comunque delle linee guida dalle quali non si scappa.
1. Un ritocco allo stipendio bisogna chiederlo se si è pienamente consapevoli di meritarlo.
Ovviamente chi è munito di una gran faccia tosta, non ha bisogno di questa consapevolezza: lo chiede e basta. Magari riesce ad ottenerlo semplicemente "vendendosi" bene.
2. La gente ci valuta per quello che noi ci valutiamo. Se tu ti valuti incapace, non puoi aspettarti che gli altri ti valutino bravo. E ci vuole la nostra iniziativa. Inutile pensare il contrario: nessun datore di lavoro verrà da noi per proporci un aumento di stipendio, ma casomai valuterà una nostra richiesta. Perciò bisogna assolutamente farsi avanti, non c'è altra possibilità.
3. Va bene la scala gerarchica, ma non si può pensare di interfacciarsi con intermediari per raggiungere questo obiettivo. Restano pur sempre cose personali. Bisogna rivolgersi direttamente al datore di lavoro: al giorno d'oggi dimentichiamoci che possa essere il nostro capo a combattere questa battaglia per noi: se la combatte, la combatte per se stesso.
4. I datori di lavoro, a meno che non ci si trovi in una multinazionale o quasi, conoscono quantomeno a distanza l'operato dei dipendenti. Alla loro scrivania arrivano i problemi, in base a questo hanno sempre la percezione dell'efficienza o inefficienza dei lavoratori. Pertanto se noi abbiamo la convinzione di operare bene e non solo non abbiamo portato il problema ma siamo stati in certi casi un valore aggiunto, avremo la forza che ci serve per ottenere un si.
5. Cerchiamo di trovare un buon momento per parlare con lui di questo. Non il giorno che il Vs. collega gli ha fatto arrivare sulla scrivania una penale da centomila euro, non il lunedì mattina dopo che la sua squadra del cuore ha perso il giorno prima. Troviamo un momento di suo buonumore, di buona predisposizione per ascoltarci.
6. Dirglielo con il sorriso non guasta: determinazione si, ma anche capacità di sdrammatizzare. L'approccio è molto importante e deve essere pensato in funzione delle caratteristiche della persona che abbiamo davanti. Se abbiamo con lui un contatto quotidiano potremmo essere agevolati: ma in caso contrario evitiamo comunque i grandi discorsi magnificando il nostro operato: meglio arrivare subito al punto guardando negli occhi. Senza chiedere genericamente un ritocco, ma quantificandolo. E non trascurando mai di dimostrare l'interesse per il lavoro in sé, al di là della moneta. Se così la pensiamo.
Occorre essere naturali, non impostati. Presentandosi con stato d'animo positivo, dimostrando di essere convinti del fatto nostro a prescindere dall'esito. Lui deve avere la percezione che ciò che chiediamo in più lo restituiremo (con gli "interessi") con il nostro lavoro: se lui ha già questa percezione, saremo sulla strada della vittoria.
7. Non è detto che lui risponda subito: anzi, con tutta probabilità il tempo se lo prenderà in ogni caso.
Perché non accetterà di essere messo alle strette da un dipendente per una cosa del genere. Pertanto, mai essere impazienti se ci ha promesso una risposta. Comportiamoci secondo un'etica: se ci ha detto che ci farà avere una risposta, così sarà. Dimostriamo loro di credere in questa cosa.
8. Fatto questo, c'è solo da aspettare. Lui con tutta probabilità utilizzerà il responsabile del personale per comunicare la decisione, buona o non buona.
Se non gli stiamo simpatici (e se è così per lui non saremo meritevoli in ogni caso) c'è da farsi poche illusioni. Se ne abbiamo già la consapevolezza, sarà difficile compiere questo passo. Piuttosto chiediamoci fino a quando possiamo restare in un posto di lavoro dove stiamo sulle balle al padrone.
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