AyBoll

sabato 4 ottobre 2014

Ma sul lavoro cosa è veramente importante?

"La grande maggioranza delle persone lavora soltanto per necessità, e da questa naturale avversione umana al lavoro nascono i più difficili problemi sociali" (cit. Freud).

Partiamo da questa citazione di Freud, che è una buona base di partenza per affrontare questo discorso.
Come già esposto in un altro post, fare il lavoro che piace è una combinazione di abilità con un pizzico di fortuna. E forse un posto di lavoro popolato unicamente da persone che si appassionano a quello che fanno priverebbe il mondo di questi difficili problemi sociali.
Questa è una utopia. Dobbiamo sempre fare i conti con l'arrivista, il carrierista senza scrupoli o quello che ha come obiettivo di ogni giornata il fare il meno possibile. Succede dappertutto, in tutti i posti di lavoro.
Purtroppo manca il coraggio e la forza morale per scoprire la propria essenza, per costruirsi il contesto ideale, per capire quali sono davvero le proprie potenzialità. Ognuno di noi ha delle qualità: ma senza capire quali sono e come impiegarle, fatalmente le dilapida. Andando a creare un problema nel posto dove opera.
Perché, in fin dei conti, verificandosi la situazione perfetta saremo affascinati magari non solo dal lavoro in sé ma da quello che c'è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi. La propria realtà, la propria dimensione. Ciò che nessun'altro potrà mai conoscere, tutto quello che ha a che fare con le nostre convinzioni più intime.
L'avversione umana al lavoro può essere combattuta dal crearsi il contesto perfetto. La condizione nella quale il nostro essere si esalta. Fare quello che ci piace.
Fatto questo, resta la lotta.
Oggi il lavoro è diventato lotta. Io la vedo così. Ma rigetto tutto ciò che come lotta si identifica in competizione, volontà di affermazione a discapito di altre persone, carrierismo o vita da arrampicatore sociale.
La lotta di cui parlo è quella che è necessaria non per salire gli scalini, ma per preservare la propria identità. Dall'arroganza, dalla menzogna, dalla voglia altrui di esaltare il proprio operato senza curarsi dei reali interessi del posto di lavoro, dall'opportunismo che serve unicamente a costruirsi il proprio piccolo feudo calpestando valori come la solidarietà e la lealtà.
Questo a mio avviso è diventato l'impegno più grande: fare sul posto di lavoro non quello che conviene fare ma quello che è giusto fare. E' un concetto che può cambiare il mondo, questo. Mille rivoluzioni messe insieme.
Proviamoci!


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